Almeno presentiamoci prima": Cosa ho imparato dal mio medico sulla fiducia (e sulla tua casa)
Avevo 27 anni e una preoccupazione che non mi faceva dormire tranquillo. Diciamo che, in un esame di routine davanti allo specchio, avevo notato un "errore di simmetria": uno dei miei testicoli aveva deciso di crescere più dell'altro.
A quell'età ti senti invincibile, ma quando si tratta delle "tue parti", l'invincibilità si trasforma in una fragilità assoluta.
Ricordo perfettamente l'odore dello studio: quel misto di disinfettante freddo e carta da lettino che scricchiola sotto il tuo peso. Il silenzio era denso. Ero seduto lì, sentendomi esposto, aspettando un uomo che conoscevo appena ma che stava per entrare nella mia zona più privata.
Quando il dottore è entrato, abbiamo scambiato pochissime parole. Si è infilato i guanti di lattice con quel suono secco — crack — che rimbomba tra le pareti di piastrelle bianche. Si è avvicinato, concentrato sul suo protocollo, pronto a procedere. Proprio quando le sue mani stavano per raggiungere l'obiettivo, l'ho guardato fisso negli occhi e, con la voce più ferma che sono riuscito a trovare in quel momento di vulnerabilità, gli ho detto:
"Senta dottore, almeno presentiamoci prima di arrivare a questo, no?".
Il medico si è bloccato. Mi ha guardato, è scoppiato a ridere e la tensione elettrica che riempiva la stanza è evaporata all'istante. Da quel momento, non ero più un paziente anonimo davanti a un esaminatore; eravamo due persone. Lui ha fatto il suo lavoro con precisione chirurgica, spiegandomi ogni dettaglio, e io ho potuto rilassarmi perché ho sentito che c'era un rispetto reciproco.
Perché ti racconto una storia sui miei genitali quando stiamo parlando di pulizia?
Perché far entrare un estraneo in casa tua In Valle Mesolcina è un atto di fiducia quasi pari a quello che ho vissuto in quello studio medico. La tua casa è il tuo rifugio, il luogo dove abbassi la guardia, dove custodisci i tuoi oggetti più cari e i tuoi segreti più intimi.
La maggior parte delle agenzie di pulizia invia delle "ombre". Persone che entrano con una chiave, passano uno straccio e se ne vanno senza che tu sappia chi sono o quali valori abbiano. Non c'è presentazione, non c'è rispetto per l'intimità del focolare, c'è solo un protocollo vuoto di guanti di lattice.
Io non lavoro così.
Per me, pulire il tuo salone o la tua camera da letto richiede la stessa precisione e lo stesso rispetto che quel medico ha avuto con me. Capisco che mi stai aprendo il tuo mondo. Il mio impegno non è solo per la brillantezza del pavimento, ma per la fiducia che riponi in me lasciandomi entrare. Sono io che ci metto la faccia, che capisco il valore delle tue cose e che so che, prima di toccare nulla, la cosa più importante è il rispetto.
Torno e perfeziono. Punto.